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Pino Pascali alla Biennale di Venezia

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Schermata 2015-05-08 alle 17.14.25“ALL THE WORLD'S FUTURES”

56. Edizione della Biennale di Venezia (9 maggio-22 novembre 2015)

 

In questa edizione della Biennale di Venezia, “All the World's Futures”, continuano le conferme dell'importanza di Pino Pascali nel panorama internazionale dell'arte contemporanea.
Diversamente dalle altre edizioni, quest'anno il tema non si svilupperà in modo onnicomprensivo -spiega il curatore- ma sarà permeato da uno strato di filtri sovrapposti attraverso i quali riflettere sull'attuale stato delle cose e sull'apparenza di esse.
Il direttore artistico Okwui Enwezor, filosofo della contemporaneità e uno tra i più importanti curatori del mondo ha invitato in laguna centotrentasei artisti provenienti da cinquantatrè paesi diversi (con un'attenzione particolare per l'Africa), mescolando maestri riconosciuti e talenti emergenti e rendendo omaggio con personali agli autori e autrici ritenuti capisaldi della cultura globale. Con un uso sapiente dell'allestimento tra Corderie, Arsenale e Padiglione Centrale ai Giardini, egli ha scongiurato il rischio di una Biennale cronachistica, legata tautologicamente all'attualità.
Okwui Enwezor ha scelto solo quattro artisti italiani per il Padiglione Italia: Fabio Mauri, con un'istallazione nella cupola di Galileo Chini, Rosa Barba, Monica Bonvicini e Pino Pascali, con il suo Cannone Semovente del 1965.
L'opera è una delle più importanti elaborate nel ciclo dedicato alle armi: sculture di armi/giocattolo di grandi dimensioni realizzate assemblando residuati meccanici, tubi idraulici, vecchi carburatori Fiat, rottami e manopole.
Anche nel Cannone Semovente esposto in questa occasione, Pino Pascali, con l'abilità di un bricoleur è riuscito a ricostruire una grande scultura/giocattolo che da oggetto inquietante che la coscienza civile rifiuta o delega ai “signori della guerra”, si trasforma in un un elemento del mondo dell'infanzia e del gioco.
L'artista è riuscito così a mettere in crisi il linguaggio della scultura tradizionale e a svincolare la forma dal contenuto ponendo forte attenzione al concetto di ironia.
La costruzione è falsata in tutto: nelle dimensioni (il cannone è grande ma non a grandezza naturale) e la struttura sembra vera.
La scelta di selezionare questo artista come uno dei rappresentanti del Padiglione Italia (e soprattutto quest'opera) sottolinea la volontà del curatore di ragionare anche sul tema dell'apparenza e dell'ambiguità della produzione artistica.
Pino Pascali, permette ancora oggi di riflettere anche sul tema della guerra (che lui aveva vissuto da bambino come una presa in giro), che viene re-inventata come a sottolineare che tutto è finito, che tutto è un gioco, anche nell'arte.

 

 

 

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Pino Pascali a Verona

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Chiesa di San Fermo Maggiore
Corte Sant'Elena - 37121 Verona

10 maggio - 21 giugno 2015

Inaugurazione: 9 maggio ore 17

Ingresso libero

Informazioni: tel. 055410153

Catalogo: brochure con testi di Don Giancarlo Grandis, Alessandro Delpriori, Claudia Lodolo

 


Si inaugura sabato 9 maggio alle ore 17 una mostra dedicata a Pino Pascali, uno dei più grandi interpreti dell'arte italiana del Novecento e tra gli esponenti più significativi dell'arte povera.
Pino Pascali, scultore, scenografo, performer e disegnatore, è tra i quattro artisti italiani scelti dal curatore Okwui Enwezor per il padiglione internazionale della 56. edizione della Biennale di Venezia, intitolata All the World's Future, inaugurata mercoledì 6 maggio.

La mostra, realizzata in collaborazione con il Museo Diocesano d'Arte Sacra di San Fermo Maggiore e l'Associazione Amici del Centro d'Arte Spaziotempo, indaga il rapporto tra arte contemporanea e sfera del sacro. Nel suggestivo ambiente della Chiesa inferiore di San Fermo Maggiore a Verona, saranno presentate quattro opere su carta inedite in cui l'artista pugliese affronta il tema del divino nella raffigurazione del volto di Cristo. Queste opere appartengono agli anni giovanili, tra 1957 e il 1958, periodo in cui Pascali era ancora studente all’Accademia di Belle Arti. Le immagini di Cristo, realizzate con la tecnica “a stampo”, introducono un aspetto meno conosciuto dell'eclettica produzione artistica di Pino Pascali.

"I quattro Cristi fanno parte di un periodo in cui Pascali era ancora studente all’Accademia di Belle Arti. A quei tempi, tornava spesso in Puglia dai suoi genitori. Insieme ad altri suoi amici coetanei e compagni d’Accademia anche loro pugliesi, a volte andava a trovare un ricco uomo d’affari, Sergio Mantovanelli, il quale amava l’arte e viveva con sua moglie in una stupenda villa sul mare a Brindisi.

(…)Pino Pascali ci lascia queste quattro immagini: di un uomo, proprio come fu Gesù Cristo, di un’impronta enigmatica e misteriosa, proprio come è la Sindone.
Quattro volti silenti e al tempo stesso carichi di storia e di storie dei quali noi, adesso, possiamo solo inebriarci nell’immaginare l’Uomo, il Padre, l’Eroe e il Divino".
(dalla presentazione di Claudia Lodolo)

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Pino Pascali a Bagno Vignoni (SI)

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ART HOUSE
piazza del Moretto 40, Bagno Vignoni (SI)

dal 2 maggio al 5 luglio 2015

PINO PASCALI | STILIZZAZIONI? NON SOLO


TEL. 0577 887054

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Art-House inaugura la seconda mostra con la collaborazione dell'Archivio dell'opera grafica di Pino Pascali di Firenze, della Galleria Granelli di Livorno e della Collezione privata di Carla Lodolo Ruta.Viene confermata la cultura espositiva che integra competenze e proprietà private, di enti e di altri centri d'arte moderna e contemporanea.Proponiamo ai visitatori della mostra un contratto diretto con Pascali stilizzatore: termine desueto, ma utile per cogliere la ricerca dell'artista nella composizione grafica dell'immagine.

L'opera in copertina, Moschettieri, svela l'evoluzione creativa che presenta il gesto grafico: particolari ripetuti costruiscono i “personaggi-puzzle” dopo assemblaggi sofferti, cancellazioni e scarabocchi.

Non solo stilizzazioni, come la percezione delle opere in mostra evidenzierà quando il segno dell'artista si sposta su materiali e supporti inusuali, come in Arciere - FondaleDinosauro o Mascherone. Un esito estetico altrettanto importante – Pascali scultore – è riscontrabile quando la committenza pubblicitaria è sostituita da una libera ispirazione, in cui i contesti di origine pugliese e costiera si alternano a memorie di giochi d'infanzia con armi e animali.

Pino Pascali rappresenterà l'Italia nella sezione Internazionale della LVI Biennale di Arte Contemporanea di Venezia.

 

UN PONTE DI IDEE FRA CARTA E METALLO

Fra la carta e il metallo il legame è difficile. E’ difficile se si parla di materia. Ma se a legare due elementi così diversi fra loro è il contenuto, allora le cose cambiano.
E’ su questo gioco di materiali e di soggetti che viene presentata la mostra di disegni di Pino Pascali, disegni realizzati nel periodo della sua collaborazione con Sandro Lodolo per i caroselli pubblicitari. Arcieri, aborigeni, pesci, dinosauri e armi sono alcuni dei soggetti che fanno da ponte fra l’elemento carta e le sculture in metallo, ma anche con le sculture in tela centinata, in lana d’acciaio o catrame che Pascali  realizzava nello stesso periodo.
Pino Pascali – come si è detto – lavorò per la pubblicità accanto a Sandro Lodolo, per dieci anni; un mondo, questo, fatto di tanti elementi, ma dove chiaramente carta e cartoncino prevalgono su tutti.
Dalla carta, i disegni cambiavano supporto e diventavano altro, decine di fotogrammi, e si trasformavano in pellicola, dando vita a sigle e caroselli e arrivando così, attraverso il tubo catodico, in tutte le case degli italiani, o almeno di quelli che nei primi anni ’60 avevano il televisore in casa! Era comunque un mezzo straordinario che incuriosiva e conquistava un pubblico sempre crescente e, chiaramente, riempiva di emozione e orgoglio l’animo di chi vedeva trasmettere i caroselli e le sigle a cui aveva lavorato.
Quegli stessi anni, i dieci anni di pubblicità, dal 1958 al 1968, erano anche i dieci anni artistici di Pascali, i medesimi in cui realizzò il ciclo dei pezzi anatomici, degli animali, delle armi e degli attrezzi agricoli e tutti i suoi lavori, anche quelli scenografici per la RAI.
In questi anni c’è quindi un misto di produzioni a cui Pascali si dedicava con uguale professionalità. La sua creatività si destreggiava fra i tanti impegni e fra le svariate lavorazioni nelle quali si trovava a inventare e proporre continue soluzioni e idee. Per questo motivo, proprio per questa mescolanza di impegni, si trovano spesso, nelle sue produzioni, elementi simili, soggetti affini e idee ricorrenti. I disegni qui raccolti, pur essendo per specifici caroselli o appunti per sigle televisive, si possono collocare a metà, in un percorso di passaggio, di andata e ritorno da diversi obiettivi, diventando, a volte, anche lo spunto, l’appunto creativo per fare poi altro; dalla carta alla pellicola e al metallo o dalla tela alla pellicola e di nuovo alla carta.
Disegni di pesci, di pellicani e di dinosauri nuotano, volano o… riposano accanto ai pesci, ai pellicani e ai dinosauri fatti di tele centinate da cui prendono vita o ai quali loro stessi hanno dato vita… I formiconi si affiancano alla gigantesca “Vedova blu” di peluche, e la mitragliatrice e il cannone di metallo strizzano l’occhio al piccolo, colorato razzo su carta. E ancora, le corazze di lamiera su tavola fanno eco ai complicati costumi dei samurai, realizzati nel 1965 per gli spot della RAI “Radio tele fortuna”.
Pascali, si sa, non dava nulla per scartato quando si parlava di creatività, anzi! Il suo estro versatile e la sua fantasia poliedrica non si sarebbero mai fermati a classificare un materiale superiore e uno inferiore. Ognuno serviva per le sue specifiche caratteristiche. Non a caso, in seguito ad un carosello per i biscotti Maggiora, del 1965, realizzò numerosi personaggi tridimensionali fatti di carta, cartoncino, stoffe, legno e piccoli oggetti in materiali diversi, assemblati insieme secondo l’esigenza. Alcuni di questi personaggi, per la loro fragilità, sono andati distrutti. Ma rimangono in alcune fotografie: sono passati dalla materia tridimensionale alla carta, come molte sue cose. Se poi i materiali sono diversi e distanti da loro, come il metallo e la carta, non importa: a collegarli ci sarà sempre un ponte, un ponte di idee!
Claudia Lodolo

 

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Cover

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terrier

L'arte è trovare un sistema per cambiare: come l'uomo ha  inventato la scodella per prendere l'acqua la prima volta. Così nasce la civiltà, dalla voglia di cambiare. Dopo la prima volta, la scodella è accademia. Fare un ponte di  corde, fare un dio di legno, vincere una fatalità, un condizionamento, una paura. Quello che faccio è l'opposto  della tecnica come ricerca, l'opposto della logica e della  scienza.

in M. Volpi, Intervista a Pino Pascali su Tecniche e  Materiali, in «Marcatrè», n. 37-40, maggio 1968

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Pino Pascali a Palermo

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Il Museo Civico di Castelbuono (Palermo) è lieto di presentare due mostre realizzate in collaborazione con la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (Bari): Pino Pascali,l’africano, la prima esposizione mai realizzata prima in Sicilia dedicata ad uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana del Ventesimo secolo, il cui lavoro quest’anno sarà esposto alla 56ª Esposizione internazionale d'Arte della Biennale di Venezia curata da Okwui Enwezor. E la doppia personale di Virginia Ryan, che presenta l’installazione Sirens in dialogo con un gruppo di opere dell’artista africano Frédéric Brouly Bouabré, incentrata sul mito delle sirene.
I progetti, a cura di Laura Barreca, Direttore del Museo e Santa Nastro, per la Fondazione Pino Pascali presentano una parte della produzione di Pino Pascali (1935 – 1968) ispirata al mito del selvaggio e al primitivismo, con l’intento di riattualizzarne la ricerca attraverso il lavoro intimamente legato alla tematica del Mediterraneo e dell’Africa, e alle loro mitologie condivise. 
La mostra Pino Pascali, l’africano ricostruisce l’interesse dell’artista pugliese verso la ricerca di origini e di stili di vita più a contatto con la natura, in contrapposizione al mito della società moderna e del progresso tecnologico e industriale degli anni Sessanta, tema che ha suscitato l’attenzione di artisti e intellettuali, come il filosofo Claude Lévi-Strauss. Nel cinema, Tarzan è l’eroe per eccellenza dell’epoca e i film dei quali è protagonista, già in produzione dai primi decenni del Novecento, vengono diffusi e riprodotti a grande richiesta. Pino Pascali, particolarmente sensibile a queste tematiche, amava farsi fotografare abbigliato come un ‘selvaggio’, senza fare mistero di ispirarsi direttamente al personaggio fantastico di Tarzan.
L’interesse per il “primitivo” è presente in diverse opere di Pascali: dagli spot pubblicitari in cui raffigura animali della savana per lo studio Lodolo-Saraceni – in mostra a Castelbuono – fino alle finte sculture rappresentanti frammenti di dinosauri e cetacei; e ancora le liane, i ponti realizzati in strutture di pagliette di lana d’acciaio e gli attrezzi agricoli. Questi ultimi lavori, molti dei quali utilizzati come elementi delle sue azioni performative, sono documentati in mostra dalle fotografie provenienti dall’archivio del Museo Pino Pascali e dal video Africa, realizzato negli anni Sessanta per la RAI, dove Pascali lavora come aiuto-scenografo per trasmissioni che ottengono un grande successo di pubblico. In mostra sono esposti inoltre la serie dei Totem realizzati nella metà degli anni Sessanta con tecniche e materiali misti.
Una sezione didattica della mostra sarà dedicata alla proiezione dei documentari che approfondiscono la figura dell’artista e alla grande influenza che continua a esercitare il suo lavoro oggi, con un apparato di materiali cinematografici prodotto dalla Fondazione Museo Pino Pascali. Tra questi, il raro e prezioso film-tv prodotto da RAI TRE Pino Pascali o le trasformazioni del serpente del regista Marco Giusti e alcune produzioni realizzate nell’ambito del progetto arTVision – a live artchannel che raccontano l’opera di Pino Pascali e la vitalità del pensiero e della sua opera nell’arte contemporanea.
Fa da “contraltare” all’opera di Pino Pascali una doppia personale allestita nelle ex-scuderie del Castello, che coniuga passato e presente, attraverso la relazione con l’Africa e i suoi miti. Sono esposte le grandi sirene dell’artista australiana Virginia Ryan che da diversi anni lavora tra l’Italia e l’Africa, indagando il tema delle migrazioni, della memoria, della perdita e della trasformazione. Durante la sua permanenza tra il Ghana e la Costa d’Avorio la Ryan ha realizzato delle installazioni attraverso le quali la cultura e la spiritualità delle popolazioni indigene vengono rilette in un’ottica legata al vivere contemporaneo.
Dall’acqua come elemento d’origine e distruzione, con cui l’uomo da sempre si confronta trovandovi le proprie metafore esistenziali più intense, emergono le sette sculture di Surfacing, realizzate da Virginia Ryan in ferro e hair exstensions, ritraduzione del mito di Mami Wata (dall’inglese ‘Mammy Water’), con cui gli abitanti anglofoni chiamavano le immagini di una divinità mezza donna e mezza pesce delle popolazioni costiere dell’Africa Occidentale. Divinità sovrapponibile, nella sua ambivalenza di potenza seduttiva creatrice quanto distruttiva, al mito mediterraneo della sirena, il cui dolce canto stregava i naviganti. Mare nostrum, elemento e mito ancestrale, teatro di tragedie quotidiane legate all’emigrazione.
Accanto alle grandi code di lunghi capelli neri con cui Virginia Ryan raffigura le divinità africane, come emerse dagli abissi marini e fluttuanti nell’aria, sono esposti alcuni disegni di sirene che Frédéric Brouly Bouabré, il più importante artista ivoriano -scomparso lo scorso anno- ha voluto realizzare per l’artista australiana nel 2010, a testimonianza delle loro affinità elettive. Si tratta di una serie di piccole opere a matita su carta, secondo il tipico formato adottato da Bouabré: una piccola immagine disegnata a penna e matita su una cartolina, circondata da un testo che corre sul bordo. Con questa stessa tecnica, Bouabré ha realizzato migliaia di “cartes postales” sui quali ha sempre realizzato disegni colorati intorno ai quale corre un testo. Ed è la scrittura “un rimedio che combatte l’oblio” che Bouabré ha utilizzato per raccontarci una storia, un’impressione, per riportarci attraverso la rivelazione dei segni, la conoscenza universale.


Il catalogo della mostra Pino Pascali, l’africano, edito da Kalòs Edizioni, con un testo introduttivo delle curatrici Laura Barreca e Santa Nastro, contiene i saggi Radici di Terra e di Mare di Rosalba Branà, direttrice della Fondazione Pino Pascali; Pascali, Tarzan, il mito del selvaggio e la nostalgia d’Africa di Marco Tonelli, autore del saggio Pino Pascali. Il libero gioco della scultura (Johan&Levi, 2011). La brochure della mostra Sirene di Virginia Ryan e Frédéric Bruly Bouabré contiene un’intervista di Valentina Bruschi a Virginia Ryan.  
Durante il periodo della mostra il Museo Civico organizza dei laboratori didattici a cura di Giulia Gueci, realizzati sulle “pratiche africane” di Pino Pascali, e un calendario di rappresentazioni teatrali all’interno dell’installazione di Virginia Ryan, dal titolo La strada verso Itaca, a cura dell’Associazione teatrale Fiori di Carta.


Biografie artisti in mostra:

Pino Pascali (Bari 1935 – Roma 1968) è considerato una delle figure più importanti e significative nella scena artistica e culturale italiana degli anni Sessanta. Ebbe una carriera folgorante nel campo dell’arte e della comunicazione visiva: dalla prima mostra personale alla Galleria La Tartaruga di Roma nel 1965, alla Biennale di Venezia del 1968. Allievo di Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma, Pascali si dedicò molto alla scenografia e alla pubblicità, collaborando con la RAI e la Lodolo-Saraceni Film, casa di produzione di film d’animazione, caroselli, spot pubblicitari e sigle televisive. Insieme a Boetti, Schifano, Festa, Kounellis e altri celebri esponenti dei movimenti dell’Arte Povera e della Pop romana, Pascali fu influenzato dalle tendenze internazionali, come il New Dada, la Pop Art, la Land Art e l’Arte Concettuale, sebbene risulti difficilmente collocabile nell’una o nell’altra corrente artistica. Le installazioni ambientali e le sculture di Pascali sono generalmente costituite da assemblaggi di materiali poveri o di riciclo, combinando, in modo creativo, forme arcaiche della cultura e della natura mediterranee (l’agricoltura, il mare, la terra e gli animali) con le forme infantili del gioco e dell'avventura, insieme alle icone e i feticci della cultura di massa. Morì tragicamente a Roma, all'età di 33 anni, lasciando un’eredità visuale, creativa e immaginifica oggi riconosciuta in tutto il mondo. 


Virginia Ryan (Canberra, Australia, 1956. Vive tra l’Italia, la Costa D’Avorio e il Ghana) nata in Australia, ma cittadina italiana dal 1981, si è laureata alla National School of the Arts di Canberra (1979) e specializzata in Arteterapia all’Università di Edimburgo (1995). Ha vissuto e lavorato in Egitto, Brasile, Scozia e nell’Ex-Yugoslavia. Dal 2000 vive e lavora a Trevi, vicino Perugia, e ad Accra (Ghana) dove nel 2004 e co-fondatrice della piattaforma Foundation Of Contemporary Art. Dal 2009 inizia a lavorare in Costa D’Avorio, prima con uno studio ad Abidjan poi, dal 2013, nella città di Gand Bassam, la vecchia capitale coloniale, ora Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Tra le sue mostre recenti nel 2010 Surfacing’Dak’art (Biennale di DakarOFF) Senegal, a cura di Yacouba Konate e “Exposures” Biennale di Malindi. Virginia Ryan utilizza pittura, fotografia, scultura e installazione, e realizza progetti in collaborazione con artisti, antropologi e musicisti per approfondire tematiche legate alla terra, all’identità e alla memoria. Dal 2008 ha partecipato alle Biennali di Dakar, Malindi e Venezia e nel 2014 la Fondazione Museo Pino Pascali le ha dedicato la mostra personale Fluid Tales.


Frédéric Bruly Bouabré (Zéprégühé, Costa d’Avorio, 1921 – Abidjan, Costa d’Avorio, 2014) conosciuto come poeta, scrittore, cantastorie, archivista e artista, a partire dagli anni Quaranta, Bouabré inizia la sua riflessione sull’universo inteso come un grande testo da interpretare per svelare le connessioni intrinseche tra tutte le cose, a cui ha dedicato parte della sua vita attraverso la stesura di un manoscritto sulle tematiche esistenziali. In seguito, Bouabré inizia a trascrivere questi argomenti in forma grafica, disegnando a matita e penna sulle celebri tavolette, formato cartolina, sviluppando una tesi personale sulle relazioni tra linguaggio, simbolo, fenomeni naturali e modi di vivere africani. In oltre un centinaio di manoscritti, l’artista ha espresso la sua concezione aperta del mondo, abbracciando anche superstizioni locali, l’interpretazione delle nuvole e un suo sistema di colori con relativi significati, con l’ambizione di abolire le diversità. I suoi disegni dalle forme semplici sono circondati da un passe-partout con un testo esplicativo. A partire dagli anni Cinquanta Bouabré, convinto che l’autoconsapevolezza africana necessitava di una scrittura diversa da quella imposta dal potere coloniale, sviluppò un nuovo alfabeto Bété (sua etnia) per conservare una tradizione orale, oggi raccolto nell'enciclopedica serie di opere intitolate La Connaissance du Monde. Dopo la partecipazione alla mitica mostra Le Magiciens de la Terre al Centre Pompidou di Parigi nel 1989, l’artista ha preso parte a numerose mostre e biennali quali Johannesburg e Kwangiu (1997), Sidney (1998), Istanbul (2001) e Documenta 11 (2002).
 


INFORMAZIONI:

Mostre: Pino Pascali l’africano e Sirens di Virginia Ryan e Frédéric Brouly Bouabré

In collaborazione con: Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare

A cura di: Laura Barreca e Santa Nastro

Catalogo: progetto di Paolo Di Vita

Edizioni: Kalòs
Periodo: 29 marzo 2015 – 28 giugno 2015

Indirizzo: Museo Civico di Castelbuono, Castello dei Ventimiglia, P.zza Castello – Castelbuono (Palermo).

Telefono: 0921.671211

Orari: ma-do dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00

Biglietto: intero € 4,00; ridotto € 2,00 (adulti oltre i 65 anni e ragazzi dagli 8 ai 18 anni, scolaresche e gruppi superiori a 12 persone); omaggio per bambini di età non superiore a 7 anni.

Sito web: www.museocivico.eu

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